La coscienza del vero CAPOLAVORI DELL’OTTOCENTO DA COURBET A SEGANTINI

La coscienza del vero  CAPOLAVORI DELL’OTTOCENTO  DA COURBET A SEGANTINI

A cura di Alessandra Tiddia  Mart, Rovereto  5 dicembre 2015 ― 3 aprile 2016

La pittura è un’arte essenzialmente concreta e può consistere soltanto nella rappresentazione di cose reali ed esistenti
                                                                                                                          Gustave Courbet

La mostra

Con la mostra La coscienza del vero il Mart intende indagare alcuni momenti della cultura figurativa ottocentesca, nella stagione compresa tra il Romanticismo e l’Impressionismo, ovvero fra il 1840 e il 1895, anno della prima Biennale di Venezia.

In mostra circa cento opere provenienti da prestigiose raccolte pubbliche e private o appartenenti alle Collezioni del Mart.

Spiccano i lavori di maestri indiscussi come Gustave Courbet, Giovanni Segantini, Francesco Hayez, Giovanni Boldini e Franz von Lenbach, ma anche Carlo Bellosio, Mosè Bianchi, Giustiniano degli Avancini, Alessandro Guardassoni, Pompeo Marino Molmenti, Eugenio Prati, Giuseppe Tominz.

I quadri, le sculture e i disegni dialogano con numerose fotografie d’epoca e con alcune suggestive sequenze del film “Senso” di Luchino Visconti, ambientato nella Venezia del 1866 (Terza guerra di indipendenza italiana). Come una sorta di filo rosso, il film contribuisce alla riflessione che l’intero percorso di mostra propone.

Il tema principale è, infatti, il rapporto tra realtà e rappresentazione nel dualismo verità-artificio. Ovvero, come scrive la curatrice Alessandra Tiddia in catalogo: “la distinzione più o meno consapevole e cosciente fra percezione del vero e illusorietà della visione, fra apparenza ingannevole delle immagini e immedesimazione dello spettatore, fra un linguaggio mimetico e impersonale e lo stile individuale e soggettivizzante, questioni peraltro ancora attuali nella contemporaneità”.

 Il concetto della “coscienza del vero”, scelto come titolo stesso della mostra, è il comune denominatore che unisce le varie declinazioni di uno dei contributi più determinanti nella cultura dell’ottocento: l’adesione alla realtà di cui Gustave Courbet fu maestro indiscusso. A tal proposito il percorso espositivo dedica un’intera sala al maestro del vero, così come alle meno note nature morte di Giovanni Segantini.

In un allestimento tematico, si susseguono i nudi, gli autoritratti e i ritratti, le nature morte, i paesaggi e la cosiddetta “pittura di genere” che contraddistinse la stagione del Realismo.

 Il Realismo
Nella seconda metà del XIX secolo, l’adesione al “Vero” connotò le principali espressioni artistiche in Italia, da sud a nord, nella pittura, nella letteratura e nella fotografia.

Preferendo la pittura en plein air agli atelier e le rappresentazioni soggettive alle regole delle accademie, i pittori dell’Ottocento svelarono il rapporto tra rappresentazione e realtà soprattutto nei ritratti e negli autoritratti.

Con il Realismo l’arte si emancipa dagli ideali classici e romantici, il vero diventa il perno attorno a cui far ruotare le narrazioni della propria epoca. Tanto la società quanto la natura vengono osservate con occhi nuovi e riprodotte con uno stile quanto più vicino possibile al reale.

In coerenza con i cambiamenti che attraversano il XIX secolo, anche  i protagonisti dei dipinti non sono più gli stessi. Dopo la rivoluzione francese la borghesia, vera e propria protagonista sociale, assume un ruolo fondamentale nel processo di allontanamento da tutte le tradizioni, compresa quella accademica della pittura storica. I borghesi sono, nello stesso tempo, committenti e soggetti della pittura ottocentesca. Inoltre nuovi soggetti, dapprima ignorati o marginali, catturano l’attenzione degli artisti. Il Realismo, avviato dalla riflessione di Gustave Courbet, contribuì a svincolare la pittura e la scultura dai temi mitologici e aristocratici in favore dell’autenticità delle classi subalterne, della borghesia, del proletariato, dei contadini.

Infine, l’invenzione della fotografia porta una componente nuova nella relazione arte-realtà. La nuova tecnica, così fedele al vero da apparire quasi magica, rappresenta per la pittura ottocentesca un termine di confronto, uno strumento per approfondire lo studio della realtà, uno stimolo ad abbandonare le riproduzioni oggettive in favore di rappresentazioni più soggettive.

Scrive ancora Tiddia nel suo saggio in catalogo: “Il Realismo, pur rivestendo un ruolo determinante nella cultura artistica ottocentesca, non fu univoco […] in quanto compreso tanto nei ritratti lenticolari e tesi alla verosimiglianza fisiognomica assoluta (più veri del vero), quanto nelle estensioni soggettive di scenari e paesaggi tendenti a ri-creare la realtà, una dicotomia ben presente nel percorso espositivo della mostra, che riflette questa duplicità”.

Artisti in mostra
Victor Angerer, Armand Argout, Giovanni Battista Altadonna, Pietro Barabino, Giorgio Belloni, Bartolomeo Bezzi, Carlo Bellosio, Mosè Bianchi, Giovanni Boldini, Francesco Capuano, Vincenzo Caprile, Guglielmo Ciardi, Antonio Ciseri, Michele Cammarano, Gustave Courbet ,Giustiniano degli Avancini, Giuseppe De Nittis, Giacomo Favretto, Tomaso Filippi, Innocenzo Fraccaroli, Pietro Fragiacomo, Alessandro Guardassoni, Francesco Hayez, Ernst Herwegen, Domenico Induno, Egisto Lancerotto, Franz von Lenbach, Andrea Malfatti, Pompeo Mariani, Pompeo Marino Molmenti, Alessandro Milesi, Carlo Naya, Eleuterio Pagliano, Giovanni Pagliarini, Odorico Politi, Eugenio Prati, Ernesto Rayper, Antonio Rotta, Paolo Salviati, Natale Schiavoni, Eugenio Scomparini, Giovanni Segantini, Ettore Tito, Giuseppe Tominz, Umberto Veruda, Antonio Zona.

La coscienza del vero CAPOLAVORI DELL’OTTOCENTO DA COURBET A SEGANTINIultima modifica: 2015-12-05T14:57:22+01:00da modaefashion
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