Mart, Rovereto: Le Collezioni L’invenzione del moderno L’irruzione del contemporaneo

Le Collezioni  L’invenzione del moderno  L’irruzione del contemporaneo  Mart, Rovereto  dal 5 dicembre 2015

Con la presentazione di “Le Collezioni” il Mart attraversa quasi due secoli di storia dell’arte italiana e internazionale. In un allestimento fortemente coerente con l’architettura di Mario Botta, vengono presentati i maggiori capolavori delle raccolte museali. Il Mart si conferma una grande macchina didattica i cui punti di forza sono il dialogo con il grande pubblico e la qualità della proposta culturale.

Inseguire l’eccedenza dell’arte è la logica del Mart

Gianfranco Maraniello

Da dicembre 2015 i maggiori capolavori del Mart, da Medardo Rosso agli artisti delle ultime generazioni, passando per Felice Casorati, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero e Alberto Burri, Lucio Fontana, Mario Merz, Bruce Nauman, vengono presentati al pubblico in un nuovo allestimento cronologico e tematico pensato dal direttore Gianfranco Maraniello con i curatori Daniela Ferrari e Denis Isaia

In sintonia con il rigore spaziale previsto da Mario Botta, il cui edificio roveretano è diventato icona internazionale che definisce la building identity del museo e del territorio in cui si inserisce, la mostra è un racconto costituito da vere e proprie pietre miliari della storia dell’arte moderna e contemporanea.

Il nuovo allestimento è un percorso storico-artistico di carattere cronologico con affondi tematici che sottolinea la grande continuità tra le tendenze che hanno caratterizzato le vicende dell’arte dalla fine dell’ottocento a oggi. Attraverso il novecento e le sue anime, fino alle sperimentazioni della contemporaneità e i nuovi media, il Mart invita a delineare i perimetri dell’arte e a superarli.

Alla scoperta di una storia culturale fatta di sconfinamenti, il territorio d’indagine (l’arte) è più grande della mappa (il museo).

Contenitore delle eccedenze, il museo stesso è territorio e si presta a un allargamento continuo degli orizzonti culturali.

La mostra “Le Collezioni” occuperà stabilmente due delle quattro gallerie del museo nelle quali troveranno spazio, a rotazione, le più importanti opere del Mart.

Al primo piano l’allestimento racconta “L’invenzione del moderno” e al secondo piano accompagna il visitatore attraverso “L’irruzione del contemporaneo”.

Si susseguiranno, di volta in volta, focus tematici e monografici per approfondire le radici dell’arte italiana contemporanea, i movimenti storici internazionali e le nuove emergenze artistiche. 

Con le narrazioni costruite attorno ai capolavori assoluti del Mart, si conferma l’identità di un museo con una forte vocazione internazionale e sempre più legato alla propria storia, al proprio territorio e al proprio patrimonio.

L’invenzione del moderno   Il secolo scorso è stato teatro, in Italia come in Europa, della rottura delle avanguardie con la tradizione ma anche del recupero della tradizione stessa nella riscoperta della classicità e dell’antico.

“L’invenzione del moderno” è un percorso che si snoda lungo questi due itinerari paralleli: da un lato il Futurismo e la progettazione della realtà storica e dell’avvenire, dall’altro l’indagine di una rappresentazione al di là della contingenza del tempo. In entrambe le dimensioni, quella storica e quella trascendentale, emerge la consapevolezza del contesto in cui l’opera si realizza e del necessario rapporto con il mondo di appartenenza.

La collezione moderna del Mart focalizza la propria attenzione sul Futurismo, sulla sua nascita, con la messa in mostra dei manifesti originali, e sui suoi protagonisti. I capolavori storici di Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Gino Severini, Luigi Russolo dialogano tanto con le creazioni plastiche e sintetiche di Fortunato Depero, quanto con i dipinti polimaterici di Enrico Prampolini e le visione aeree di Tullio Crali.

Inoltre, la mostra fa luce sulle vicende e le possibilità aperte dall’ipotesi della “ricostruzione futurista dell’universo” di cui il roveretano Fortunato Depero è stato il principale promotore.

Parallelamente, nella prima metà del XX secolo si afferma una dimensione trascendentale dell’arte. Nelle opere di Arturo Martini, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Filippo De Pisis, Marino Marini, Giorgio Morandi, Mario Sironi e di altri protagonisti del secolo si attinge con inesauribile vigore ai valori del mito, dell’arcaico, del simbolico, della metafisica.

La figura del roveretano Fausto Melotti sintetizza idealmente la possibilità di incontro tra sviluppo storico delle arti e suoi archetipi irriducibili. Il Mart ne propone un primo omaggio all’interno delle Collezioni come via ideale per continuativi spazi di approfondimento su protagonisti esemplari del proprio territorio nelle vicende più rilevanti della modernità.

 L’irruzione del contemporaneo  La sezione della mostra al secondo piano del museo, focalizza l’attenzione sulle vicende dell’arte in Italia a partire dal secondo dopoguerra.

All’inizio del percorso si incontrano le opere che, a cavallo fra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, hanno determinato l’uscita dal perimetro del quadro: i tagli di Lucio Fontana, le combustioni di Alberto Burri, le nuove frontiere dell’arte concettuale esplorate da Piero Manzoni. Intorno a loro, le diverse ricerche sul segno e sul colore di Afro Basaldella, Emilio Vedova, Gastone Novelli, Giuseppe Capogrossi, Tancredi Parmeggiani.

L’allestimento, coerentemente con questa tendenza a eccedere il convenzionale limite della cornice o del piedistallo, esalta il disegno architettonico del Mart, aprendo ampi spazi delineati dalle opere stesse che divengono sempre più territorio di azione e pensiero.

I lavori di Salvatore Scarpitta e Jim Dine, così come i décollages di Mimmo Rotella, contribuiscono ad allargare i confini del quadro, inglobando oggetti e frammenti della vita quotidiana. Il quadro specchiante di Michelangelo Pistoletto è un dispositivo che accoglie l’accadere della vita stessa, mentre l’emergente società dei consumi di massa è ostentata dalla Pop Art americana, arrivata in Italia con la Biennale di Venezia del 1964.

Con lo spostamento dell’asse da Parigi a New York, gli artisti e la critica statunitense diventano il punto di riferimento a partire dal quale si determinano, per assunzione o per reazione, le successive identità. I nove cubi di alluminio di Robert Morris inquadrano una serie di questioni fondamentali per l’arte contemporanea: l’approccio razionale, l’uso dei materiali industriali, il dialogo tra l’opera e lo spazio che la circonda. La controparte europea di questi movimenti è rappresentata da un lato dalle ricerche poveriste di Mario Merz, Giovanni Anselmo e Gilberto Zorio e dall’altro dagli approcci concettuali ed espressivi di Carlo Alfano, Giuseppe Spagnulo e Marco Gastini.

In Italia, sulla soglia degli anni Ottanta, si assiste a un diffuso interesse per la pittura, in linea con diverse ricerche figurative europee, come quelle testimoniate da Markus Lüpertz e Anselm Kiefer.

Con la caduta del blocco sovietico e l’esplosione della globalizzazione si profila un contesto di babele linguistica, caratterizzata da percorsi individuali fondati su diverse tradizioni culturali. Grazia Toderi, Sterling Ruby, Thomas Houseago, Wayde Guyton e Neil Beloufa sono alcuni dei rappresentanti di questa multiforme ricerca contemporanea, votata all’approccio sperimentale e influenzata dalle nuove tecnologie.

Mart, Rovereto: Le Collezioni L’invenzione del moderno L’irruzione del contemporaneoultima modifica: 2015-12-05T15:07:12+01:00da modaefashion
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento